[…] Ecco un simpatico libro a metà fra il saggio e il racconto, di grande attualità e ironia.



[…] Ecco un simpatico libro a metà fra il saggio e il racconto, di grande attualità e ironia.
Anche se molti la riterranno una sciocchezza, voglio sbilanciarmi e correre il rischio: leggendo queste sapidissime pagine ho risentito immediatamente il gusto scaturito dalla lettura de «La chiave a stella» di Primo Levi (lui pure torinese doc; pura coincidenza?). Generi diversi, ovviamente: un romanzo breve da una parte, sei veloci ed autonomi episodi dall’altra. Tuttavia, accanto all’ambientazione nel mondo del lavoro, c’è ad accomunarli – a sommesso giudizio di chi scrive – la felice combinazione tra la limpidezza stilistica della scrittura e la signorile ironia che la percorre […] capace di vivacizzare una materia apparentemente impermeabile alla rugiada del sorriso. E’ una galleria circoscritta, quella che ci viene proposta, ma il tipo umano che ne scaturisce è di plastica evidenza (e, purtroppo, rispondente al vero): è l’immagine dell’italiano come maestro del «pressappoco», del «potrei ma non voglio», con un forte quoziente di autostima ed uno bassissimo di umiltà, inguaribilmente individualista, capace magari del beau geste e del guizzo creativo ma spesso refrattario a quelle virtù che fanno la differenza tra le persone: competenza professionale e affidabilità umana. Si sorride, certo; ma il lettore attento ne ricaverà sicuramente motivo per qualche riflessione agrodolce (di cui sarà grato all’autore che l’ha così garbatamente stimolata).
Un interessante viaggio nella realtà della piccola media imprenditoria del nord Italia. Con sottile ironia e con una grande sensibilità nei confronti dei suoi protagonisti, espressione di un carattere comprensivo e indulgente, l’autore racconta le vicende di sei imprenditori italiani che con grande audacia e coraggio tentano di conquistare gli emergenti mercati all’estero (impresa assai avventurosa) e descrive con profonda conoscenza psicologica i tratti a volte assai bizzarri della loro personalità, facendo ricordare un’Italia come la conosciamo dai divertenti racconti di Guareschi: tanto fumo e schiamazzo e poco arrosto.
[L’autore] non scivola mai sugli insidiosi crinali del tono moralistico o della deformazione grottesca, ma sa rimanere sul godibilissimo filo di una controllata leggerezza di spirito.
Nel libro di Luca si sente da un lato la competenza di chi narra di cose che conosce a fondo e le porge al lettore con la massima chiarezza unita al minimo ingombro.
Buonasera Luca, sto divorando il suo ‘Ridere per non piangere’: esilarante! Un saluto cordiale.
Ridere per non piangere: se non fosse per la serietà dell’autore direi che sono inventate tanta è la loro assurdità. Un paio d’ore di lettura, divertenti anche se, appunto, c’è di che piangere.
