Com’è nato il libro «Russia: cos’è andato storto dopo l’Unione sovietica?» La fine dell’Unione sovietica e del suo regime è un evento nel quale storia e attualità s’incontrano. Attraverso i documenti e le testimonianze di quel momento storico, ho osservato quante discrepanze vi sono, tra i fatti accaduti e molte convinzioni diffuse in Occidente. Oggi, queste lacune impediscono di giudicare in modo adeguato i tragici scenari sui quali agisce la Russia. Sapere come la Russia visse gli anni Novanta è una chiave indispensabile per interpretare il presente.
Qual è l’obiettivo del libro? Riportare con chiarezza il processo storico cominciato negli ultimi anni dell’Unione sovietica, proseguito con i russi che inneggiano a Boris Eltsin e alla libertà ritrovata, sino alla salita al potere di Vladimir Putin. Il libro si concentra sugli eventi che hanno determinato quel processo e lo rendono riconoscibile. L'intento è spiegare perché quella battaglia dei russi per la libertà, cominciata con tanto entusiasmo, è sinora fallita. Le azioni che la Russia sta compiendo in Europa non sono giustificabili: dobbiamo conoscerne il retroterra, per misurarne il peso anche per noi.
A quali modelli si ispira «Russia: cos’è andato storto dopo l’Unione sovietica?» Potrebbe essere definito un saggio, ma per scriverlo ho utilizzato anche materiale che non sempre trova posto in questo genere di testi. La fine dell’Unione sovietica, per la Russia e per i popoli dell’Est Europa, non fu solo un processo politico. Cambiò le vite di centinaia di milioni di persone. Nel modo in cui fu vissuto si trova la chiave per comprendere le conseguenze che si trascinano fino a oggi. Per questo, nel libro ho utilizzato anche materiali che rendono lo spirito di quel momento: memorie, documenti che riportano la realtà senza mediazioni, impressioni raccolte da me stesso nella mia attività di traduttore.
A quale lettore si rivolge questo libro? A chiunque desideri conoscere quel momento storico straordinario, dalle pesanti conseguenze per noi tutti. Si parla di fatti accaduti vicino a noi. Eppure, dopo l’iniziale entusiasmo suscitato dalla fine della divisione dell’Europa, gli eventi successivi sono rimasti in ombra, spesso sono stati distorti da narrazioni non disinteressate. Nel libro resto fedele ai documenti e riporto tutte le fonti, ma evito il linguaggio della trattazione accademica. Molti lettori apprezzano questa accortezza, nelle loro recensioni, perché rende accessibile la materia anche a chi non è abituato al linguaggio della ricerca.
Com’è stato accolto il libro dai lettori? Il libro nasce dagli articoli che ho scritto per il quotidiano della Svizzera italiana Corriere del Ticino, dodici puntate mensili su diversi aspetti della Russia degli anni Novanta. Furono accolti con molto interesse e proprio da lì è nata l’idea di farne un libro. A corredo degli articoli, nel libro sono confluiti anche i materiali di un mio seminario sulla salita al potere di Vladimir Putin e molto altro. Il titolo del libro, «cos’è andato storto» in Russia dopo l’Unione sovietica, nasce proprio dalla domanda giuntami da una partecipante a quel corso.
Quali ricerche ci sono, alla base di questo libro? Le più diverse, in anni di lavoro sul crollo dei regimi dell’Est Europa: testi, documentazioni audiovisive, memorie e dichiarazioni dei protagonisti, anche i meno noti. Un momento storico di quella portata non si lascia ridurre alle azioni dei dirigenti apicali. Vi sono figure meno ricordate le cui memorie sono essenziali, per ricostruire i fatti senza prevenzioni. Ne emergono aspetti che spesso sono stati deformati dalla scarsa informazione, dovuta anche alla barriera linguistica. La maggioranza dei materiali usati per il libro è accessibile solo in lingua russa.
Cos’è emerso, durante la scrittura di «Russia: cos’è andato storto dopo l’Unione sovietica? Il libro sintetizza un quindicennio circa di storia, dall’ultimo anno dell’Unione sovietica sino all'affermarsi del regime di Putin e della politica estera che ha prodotto le guerre di oggi. Ne emerge l’importanza di conoscere quel recente passato, per capire il presente. Guardare a quegli eventi con superficialità ci ha reso incapaci di prevedere ciò che succede oggi. Questa consapevolezza è indispensabile, per immaginare un futuro che non cancelli le speranze di libertà vissute negli anni Novanta da tutti noi, non solo nell’Est Europa.